Skip to content

Fototrappole comunali e trasparenza

Quando la privacy si trasforma in trappola amministrativa

Il provvedimento n. 322 del 4 giugno 2025, adottato dal Garante per la protezione dei dati personali nei confronti del Comune di Recco, segna un passaggio chiave nella regolamentazione delle fototrappole utilizzate per contrastare l’abbandono dei rifiuti. Poco prima dell’entrata in vigore del dl 116/2025, che ha innovato l’assetto normativo, l’Autorità ha ribadito che senza cartelli precisi e informative chirurgiche l’intera attività sanzionatoria rischia di produrre un clamoroso effetto boomerang: non la sanzione al cittadino, ma la sanzione al Comune.

La vicenda nasce da un reclamo. Un cittadino multato per errato conferimento dei rifiuti si è visto riconoscere dal Garante una tutela inattesa, per l’assenza sul luogo sorvegliato di cartelli chiari e di un rinvio trasparente all’informativa di secondo livello. In sostanza, l’amministrazione aveva attivato i dispositivi senza rispettare l’ABC del principio di trasparenza (artt. 12 e 13 GDPR).

L’Autorità non si limita a rilevare l’omissione, ma detta una vera e propria dottrina della segnaletica. Cartelli di primo livello con finalità precise, titolare e diritti essenziali. Rinvio obbligatorio a un’informativa di secondo livello, facilmente reperibile. Obbligo di evidenziare anche questioni inaspettate, come tempi di conservazione e trasferimento a terzi dei dati raccolti, e installazione dei dispositivi solo in aree ad alto rischio, con angolo di ripresa ridotto.

Secondo il Garante, i sistemi di controllo ambientale devono essere rigidamente differenziati dagli altri impianti urbani, quasi a creare una nuova categoria di videosorveglianza. Un’impostazione che, se da un lato mira a tutelare la trasparenza, dall’altro rischia di generare un labirinto normativo in cui l’operatore di polizia locale finisce per non sapere quale cartello appendere e quale informativa citare.

La contraddizione è evidente. Pochi mesi dopo, lo stesso legislatore con il d.l. 116/2025 ha sancito un approccio opposto, riconoscendo l’uso “ibrido” delle telecamere comunali per sicurezza urbana, stradale e ambientale. Una razionalizzazione che consente di superare la distinzione artificiosa tra telecamere “ordinarie” e telecamere “ambientali”.

Il risultato è che oggi i Comuni si trovano stretti tra due indicazioni divergenti. Da un lato l’Autorità, che pretende cartelli super dettagliati e informative differenziate. Dall’altro il legislatore, che legittima di fatto la semplificazione e l’integrazione delle finalità.

In questo scenario, la scelta più realistica e rispettosa dei principi di economicità e chiarezza amministrativa sembra quella di un unico cartello standardizzato, recante le tre finalità tipiche, con informative di secondo livello complete e facilmente accessibili.

Se non si imbocca la strada della semplificazione, il rischio è che l’arma delle fototrappole – tanto invocata dai sindaci contro il degrado urbano – finisca per incepparsi nella giungla burocratica, trasformando la tutela della privacy in una tutela dell’inciviltà.

Stefano Manzelli

Stefano Manzelli

Consulente privacy, divulgatore e data protection officer. Mi occupo in particolare di videosorveglianza pubblica e privata e cerco sempre, con il mio staff, di fornire soluzioni concrete e praticabili ai nostri interlocutori.